venerdì, luglio 03, 2009
Nuova enciclica del Papa,
presentazione il 7 luglio
Sarà presntata il prossimo 7 luglio l'attesa enciclica sociale di Benedetto XVI «Caritas in veritate».

Questa mattina, intanto, nell’udienza generale, davanti a circa 14 mila fedeli, il Papa si è soffermato sulla fine dell’Anno Paolino e sull’inizio dell’Anno Sacerdotale, auspicando che quest’ultimo «costituisca per ogni sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione».

Citando san Giovanni Maria Vianney, al quale l’Anno sacerdotale è dedicato, nel 150° anniversario della morte, Benedetto XVI ha sottolineato che «nella vita del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai separabili, come non vanno mai separati identità ontologico-sacramentale e missione evangelizzatrice». Il «fine» della missione di ogni presbitero, ha spiegato infatti, il Papa, è «cultuale», perché «tutti gli uomini possano offrirsi a Dio come ostia viva,santa e a lui gradita ricevendone quella carità che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni agli altri».

«L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri - ha proseguito il pontefice - non sono tanto temi di una morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale della moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con quello di Cristo».

«Attraverso l’annuncio del Vangelo», ha spiegato Benedetto XVI, i sacerdoti infatti «generano la fede in coloro che ancora non credono, perché possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio, che si traduce in amore per Dio e per il prossimo». «A fronte di tante incertezze e stanchezze anche nell’esercizio del ministero sacerdotale – l’esortazione del Papa - è urgente il recupero di un giudizio chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina». Anche per i preti, ha detto il Papa, vale quanto da lui raccomandato nella sua prima enciclica, Deus caritas est: «All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».
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sabato, giugno 27, 2009

IL DESTINO DEI TRE BAMBINI di JACKSON FINIRÀ NELLE MANI DEL GIUDICE 
 Con la morte della popstar, si apre un’ulteriore ferita nei tre figli di Michael Jackson. Il destino dei bambini – Prince Michael, 12 anni, Paris, 11 anni, e Prince Michael Two, 6 anni, soprannominato Blanket – che finora hanno vissuto tra Dubai, l’Irlanda, Las Vegas, il Bahrein, finirà probabilmente per essere deciso da un giudice. Prince e Paris sono figli di Jackson e dell’infermiera Debbie Rowe che aveva sposato il cantante nel 1996 e poi aveva divorziato. Prince Due alias Blanket, nato da una madre in affitto, era diventato «famoso» a pochi mesi: il padre lo aveva mostrato agli ammiratori pericolosamente sospeso nel vuoto all’esterno di un balcone del suo albergo di Berlino. Il mondo in cui hanno vissuto finora i figli di Jackson è un riflesso deformato dell’infanzia che il loro papà avrebbe voluto avere. Un mondo in cui i giocattoli arrivavano come per magia ogni giorno e che includeva visite a mezzanotte in musei e parchi di divertimento di tutto il mondo. Fino a ieri.

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sabato, giugno 27, 2009

Ecco la scuola del rigore.
Ora una strategia per i perdenti
 
 
 Che sarebbero finiti gli anni delle vacche grasse per i lavativi il ministro l’aveva detto chiaro e tondo fin da settembre. Basta con le promozioni facili, con la condotta separata dal profitto, basta con gli aiutini garantiti a sanare carriere scolastiche tirate a campare. Basta con la tirannia dei bulli e la dittatura dei pelandroni: non ci sarebbero stati sconti. Ma che l’epilogo fosse di queste proporzioni era difficile indovinarlo.
  Alle superiori la strage ha colpito quasi un ragazzo su due: il 42,2 per cento degli studenti - la cifra comprende bocciati e
indebitati – non è stato promosso. È vero, gran parte delle carriere sono state stroncate sul nascere, sulla soglia del biennio dei licei, un tempo i gioielli del nostro ordinamento scolastico, i luoghi di crescita e tirocinio della classe dirigente del Paese. Ma non di meno impressionano i numeri dei non ammessi alla maturità, i 29mila ragazzi che oggi non si cimenteranno con la prova d’italiano, e dei respinti dalla scuola media. Dove, per concludere il preoccupante balletto delle cifre, i bocciati fanno un esercito di 70mila. Un piccolo esercito che non sembrava possibile mettere insieme. La «scuola buonista del ’68», spiega il ministro dell’Istruzione, è stata archiviata.
 
Benissimo. Le storture della promozione per tutti le abbiamo patite per decenni tra i banchi e sulle cattedre, nelle università e nello scadimento qualitativo di tante professioni. Tuttavia i numeri oggi hanno un’evidenza talmente marcata, tanto più nella scuola dell’obbligo, da non permettere che si archivi con serenità e sollievo il 2009 come l’anno in cui, semplicemente, il lassismo ha ceduto il passo al rigore.
  Perché dietro le percentuali e la freddezza dei numeri ci sono la faccia e la vita dei tanti, che sono finiti – e, spesso, si sono messi – fuori gioco. Con buoni, forse ottimi motivi didattici: gli undicenni, i dodicenni incapaci d’italiano e matematica, asini in scienze, per di più bulli sfacciati e teppisti a tutte le ore. Insostenibili per chiunque. Altre domande inquietano perché una bocciatura non è la fine del mondo ma una bocciatura di massa, tanto più nel tempo dell’obbligo, è un segnale allarmante, che torna a sottolineare un’emergenza e un fallimento educativi nelle scuole oltre che in tante famiglie.
  Dove finiscono, poi, questi ragazzini? I disturbatori per passione oltre che per professione 'studentesca', tollerati più
per timore che per decisione? Liberi da simili pesi morti gli insegnanti potranno un altr’anno svolgere più agilmente i programmi, ma quelle facce e quelle vite restano comunque sospese. Qual è il destino degli ultimi della classe? Chi se li accollerà? Il dubbio è che il rigetto scolastico non possa contare su anticorpi sociali e familiari, su dosi adeguate di scuola di recupero per quelli che – senza distinzione di censo – credono alla vita facile e pure la esigono. La scuola dell’obbligo non può bocciare, sosteneva don Milani proprio negli anni in cui dalla scuola autoritaria e selettiva si sarebbe passati a quella spesso esautorata di ogni forza educativa. E non era certo il priore dalla parte dell’istruzione all’acqua di rose: credeva fermamente, lui, in una scuola dura e senza frottole buoniste, che avendo portato avanti tutti non aveva più bisogno di bocciare. Con grande energia e forza profetica a Barbiana lui quella scuola l’aveva realizzata. Noi, peccato, possiamo solo continuare ad augurarcela, senza stancarci di ripetere che la vita e la crescita dei fuori gioco e di quelli che restano indietro ci sta a cuore.

ROSSANA SISTI

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sabato, giugno 20, 2009

Indagine Censis sui giovani

Una società lassista, dove tutto è consentito. È la trasgressione oggi non scandalizza più nessuno, anche se vorrebbero più severità. È la società di oggi vista dai ragazzi dai 18 ai 30 anni nell’ultima indagine del Censis svolta su un campione di 450 giovani. Secondo l’indagine, «se esiste ancora un richiamo collettivo condiviso è il primato del soggetto. Il criterio di legittimità del comportamento è la scelta individuale.Vince il gioco virtuale dell’affermazione di sè». Rispetto a questo dato, però, il 67% ritiene che la società esprima una debole condanna per i comportamenti considerati «riprovevoli», come l’imprenditore affermato che usa lavoratori in nero, il professore universitario che fa carriera con i concorsi truccati o la donna che usa il proprio corpo per fare carriera. Oggi i giovani pensano che avere successo nella vita significa realizzare le proprie aspirazioni (37,9%), ma anche fare qualcosa di utile per gli altri (26%) e essere se stessi (25%). Ma il modello vincente che la società propone è quello diventare ricchi e famosi (lo pensa il 31% degli intervistati). Tra i comportamenti, sostiene il Censis, il tempo libero si accompagna ad un alta gamma di azioni fortemente a rischio. Il sabato sera si registra il picco di giovani che dichiarano di aver bevuto alcol (l’86% circa a fronte del 3,9% dei ragazzi che bevono, ad esempio il lunedì). «Tutto è consentito - ha spiegato il presidente Censis, Giuseppe De Rita - a chi pensa a esaltare se stesso». Questo lungo ciclo della «coazione a essere se stessi» e del «solipsismo etico (cioé decido io cosa è bene è cosa è male) è cominciato 40 anni fa: «è un ciclo destinato a un silenzioso sfarinamento, pechè il solipsismo finisce per distruggere se stesso come 'principe del mondo'».
 

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martedì, giugno 16, 2009
Il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive.
(Fëdor Dostoevskij)
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domenica, giugno 07, 2009

Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente. Stategli sempre vicini date fiducia all'amore.... (Giorgio Gaber)

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sabato, giugno 06, 2009

Sosteniamo l'impegno europeo di Magdi Cristiano Allam

Ho potuto toccare con mano come ormai in questa nostra Italia se non sei a favore dell'aborto, dell'eugenetica e dell'eutanasia; se affermi la fede nella sacralità della vita, il rispetto della dignità della persona, la centralità della famiglia naturale, l'imperativo della crescita della natalità; se citi le radici giudaico-cristiane, i valori e l'identità che sostanziano l'Europa, le regole che corrispondono a diritti e doveri per tutti; se non sei nichilista, relativista, islamicamente corretto, laicista, buonista e multiculturalista sostenendo che tutto e il contrario di tutto è vero, buono e bello a prescindere dai contenuti e dalle finalità; se non condanni aprioristicamente Israele, gli ebrei e il sionismo; se non ti schieri pregiudizialmente contro il cristianesimo, la Chiesa e il Papa, sei fondamentalista, oscurantista, illiberale, razzista e guerrafondaio. Ebene non voglio più prestarmi a legittimare con la mia presenza la schiera degli aspiranti suicidi della nostra nazione e civiltà, purtroppo consistente in seno alla classe politica, alla magistratura, al mondo dell'informazione e dell'istruzione, nonché nelle differenti chiese cristiane.
A costoro dico: svegliatevi dal sonno della ragione, guardate in faccia la realtà dei fatti senza mistificarla con filtri ideologici, vogliamoci del bene assumendoci le responsabilità di realizzare l'interesse generale, facendo ciò che serve per riscattarci e prevenire il tracollo fintantoché siamo in tempo.
Teniamo presente la lezione della storia: gli imperi e le civiltà sono finiti per cause endogene, quando è venuta meno la solidità del tessuto economico, sociale, culturale e valoriale; quando gli autoctoni hanno smesso di fare figli e a percepirsi come comunità rincorrendo i miti dell'individualismo, dell'edonismo, del materialismo e del consumismo, anteponendo la dimensione dell'avere rispetto a quella dell'essere; quando si è elargito a piene mani diritti e libertà a tutti senza chiedere in cambio l'ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole, riducendo la cittadinanza a un pezzo di carta straccia del tutto priva di un comune collante identitario e valoriale; quando essenzialmente hanno perso l'anima, cosificando la persona e appiattendo la felicità alla rincorsa spasmodica e ossessiva di beni materiali.
Se ci guardiamo attorno constatiamo che il suicidio delle nazioni e della civiltà europea è già in atto. Nel 2020 in modo formalmente democratico il parlamento olandese, forte di una maggioranza di musulmani, potrebbe proclamare la nascita della Repubblica Islamica d'Olanda. La Gran Bretagna si è a tla punto sottomessa al terrorismodei taglia-lingua islamici in doppio petto che il primate della Chiesa anglicana, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, e il capo del sistema giudiziario, Lord Nicholas Addison Phillips, hanno legittimato la sharia e ne chiedono l'adozione nel codice britannico, mentre migliaia di tribunali islamici sul territorio nazionale hanno già promulgato decine di migliaia di tribunali islamici sul territorio nazionale hanno già promulgato decine di migliaia di sentenze ispirate dal Corano. Nel sud della Francia i musulmani rappresentano la quota maggioritaria tra i giovani e in alcuni centri ci sono più moschee che chiese. In Italia la procura di Milano non ha visto, non ha sentito e non ha parlato quando migliaia di islamici hanno occupato piazza del Duomo lo scorso 3 gennaio. Ovunque in Europa se viene oltraggiato l'islam, Maometto e il Corano ci si indigna e si condanna; ma solo nel caso in cui si oltraggia il cristianesimo, la Chiesa e il Papa lo si ascrive alla libertà d'espressione. In Europa gli autoctoni fanno più figli a un livello inferiore alla soglia di mantenimento della popolazione, che è del 2,1 per cento, e laddove si realizza l'equilibrio demografico lo si deve esclusivamente al più alto tasso di natalità di musulmani. L'Italia è il Paese con il più basso indice di natalità, l'1,18%, che significa che si 100 madri e 200 genitori nascono solo 118 figli, un dato che evidenzia la lacuna sia nel pareggiareil livello demografico sia nel garantire la sopravvivenza dello stato sociale. Ecco perché Gheddafi ha sostenuto che l'Europa diventerà islamica senza doverla sottomettere con le guerre ma grazie alla prolificità delle donne musulmane.
E' stato Benedetto XVI, quando nel 2004 era ancora il cardinale Ratzinger, a parlare di un ''Occidente che odia se stesso'', perché più incline ad assecondare le istanze altrui che a difendere la propria fede, cultura e valori. Gesù ci ha insegnato ''ama il prossimo tuo come te stesso'', dove l'amore per il prossimo e l'amore per se stessi vanno di pari passo, nella consapevolezza che solo si ha l'amore lo si può donare. La nostra è invece un'Europa che si illude di poter amare il prossimo odiando se stessa. Il risultato è il suicidio e la resa. Noi ci preoccupiamo degli altri ma non ci occupiamo di noi stessi. Permettiamo agli altri di fare ciò che noi non facciamo. E se lo fanno gli altri facciamo finta che non sia successo nulla di grave, li giustifichiamo e talvolta li sosteniamo nella loro violazione della legalità; ma se lo dovessimo fare noi ci auto-incolperemmo dei peggiori crimini e consideremmo giuste le condanne che fioccherebbero dal mondo intero.
Ecco perché è fondamentale che ci possa essere una corretta rappresentazione della realtà che un'informazione eticamente concepita può esprimere nel momento in cui privilegia il bene comune rispetto alal faziosità dilagante per ragioni ideologiche, politiche o più banalmente commerciali. Se sarò eletto nel Parlamento Europeo mi impegnerò affinché l'informazione corretta e responsabile sia accreditata come diritto-dovere dei cittadini. Se in partenza si mistificano i fatti noi non potremo mai individuare il valore del bene comune né realizzare l'obiettivo dell'interesse nazionale.
Proprio perché l'informazione svolge un ruolo vitale in seno alla nostra società e nel nostro mondo globalizzato come istituzione centrale sul piano dell'informazione e della formazione, è legittimo che al pari di altre istituzioni che operano in quest'ambito corrisponda alla sua funzione e alla sua finalità.

Magdi Cristiano Allam

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venerdì, maggio 29, 2009
Bagnasco: «L'educazione
al centro del prossimo decennio»
«I vescovi hanno condiviso l’inderogabilità e l’urgenza di affrontare ed approfondire il tema educativo, come vera emergenza della nostra epoca, così come ci ha ricordato il Papa in diversi discorsi a Roma e anche altrove»: con queste parole il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha confermato nella conferenza stampa conclusiva dei lavori dell’assemblea dei vescovi, la scelta dell’ «educazione» come tema per gli Orientamenti pastorali del prossimo decennio 2010-2020.

«Questo tema si pone in continuità con quelli dei decenni scorsi – ha precisato – da ‘Evangelizzazione e sacramenti’ degli anni ’70, a ‘Comunione e comunità’ anni ’80, alla "testimonianza della carità" degli anni ’90 fino al "comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" del primo decennio di questo secolo».

Bagnasco ha anche sottolineato che il servizio del "Progetto Culturale" della Cei fornirà un proprio supporto alla elaborazione del tema, partendo da un “Rapporto-proposta” che è in fase avanzata di stesura e che sarà presentato nei prossimi mesi.

USCIRE DALLA CRISI MIGLIORI DI PRIMA, PIU’ SOBRI E PIU’ SAGGI
«Tutti ci auguriamo che i tempi di uscita dalla crisi economica siano i più rapidi possibile, come alcuni segni lasciano indicare. Questo non per tornare come prima, ma per essere meglio di prima, cioè più saggi e più sobri»: così il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha risposto alle domande dei giornalisti circa i provvedimenti economici e la situazione del paese.

«La crisi dovrebbe averci insegnato ad assumere stili di vita migliori, nel segno di una nuova sobrietà. Occorre ribadire, su questo tema, che la dottrina sociale della Chiesa indica nel valore della persona e nella sua dignità il centro di ogni riflessione e di ogni tipo di intervento. Pertanto i lavoratori non possono essere considerati, in questi tempi difficili, una "zavorra" di cui scaricarsi, perché ciò farebbe della persona un dato strumentale inaccettabile». Bagnasco ha quindi invitato le autorità a considerare interventi di sostegno e ammortizzatori sociali che allevino le condizioni dei lavoratori più in difficoltà, compresi i precari.

L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA È OFFERTO A TUTTI
La questione morale «non è un tema nuovo, perché parlare di etica significa parlare della ricaduta del Vangelo nei comportamenti concreti» di ogni persona. Ha ricordato questa mattina il card. Angelo Bagnasco. «Parlare di etica – ha detto il presidente della Cei, rispondendo a una domanda sulla questione morale e sulla coerenza dei politici – vale per qualsiasi persona. La nostra statura interiore dipende molto dall’impianto delle nostre convinzioni e dalla coerenza dei nostri comportamenti». E «ciò vale per tutti, sia per il credente sia per ogni persona». Infatti, «la coerenza dei comportamenti vale per tutti». Il «compito della Chiesa», ha aggiunto il cardinale, «è annunciare il Vangelo nella sua interezza sia sul piano dottrinale sia su quello morale. La Chiesa offre questo suo servizio a tutti coloro che vogliono ascoltarla. L’insegnamento della Chiesa è offerto a tutti».
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giovedì, maggio 07, 2009

60° anniversario della morte della

venerabile Nilde Guerra

 

Biografia di Nilde Guerra

Nilde Guerra nacque a S. Potito di Lugo (RA), Diocesi di Faenza, il 30.1.1922. Frequentò le quattro sole classi elementari. Crebbe spiritualmente al contatto col Vangelo e con la Comunione Eucaristica quotidiana. A 16 anni sentiva vivo il desiderio di farsi religiosa. A 21 anni, il 5.3.1943 entrò fra le Ancelle del S. Cuore di Gesù agonizzante di Lugo, ma appena un mese dopo ne dovette uscire per ordine del medico. Gesù voleva che ardesse di amore per Lui, ma nel mondo.

Intensificò allora la sua vita spirituale: preghiera, silenzio, mortificazione, e si dedicò all’apostolato parrocchiale, specie nell’Azione Cattolica e come maestra di catechismo.

Nel 1949 il morbo si fece più violento. La sua fortezza fu eroica: temeva di non soffrire abbastanza per la conversione dei peccatori per i quali si era offerta vittima.

Il 19.5.1949, pochi istanti prima di entrare nella sala operatoria il Signore colse la sua anima ed essa spirò con un sorriso dolcissimo.

Essendosi diffusa la fama della sua santità, il Vescovo di Faenza diede inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione, celebrando negli anni 1983 - 1985 il processo diocesano, la cui validità giuridica venne approvata dalla Congregazione per le Cause dei Santi con decreto del 20 maggio 1988.

La Congregazione delle Cause dei Santi, con decreto del 1 Giugno 2007, ha riconosciuto le virtù eroiche della Serva di Dio CLEONILDE GUERRA, laica, da San Potito di Lugo (1922-1949). Il S. Padre Benedetto XVI, il 16 gennaio 2007, accogliendo e ratificando il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dichiarato: “Consta il grado eroico delle virtù teologali di fede, speranza e carità tanto verso Dio come verso il prossimo, come pure delle virtù cardinali di prudenza, giustizia, temperanza e fortezza e di quelle ad esse congiunte della Serva di Dio Cleonilde Guerra, laica di Azione Cattolica”.

 

PREGHIERA

per impetrare la beatificazione di Nilde

 

O Gesù, ti ringrazio per i doni che hai concesso alla tua serva Nilde Guerra.

Per l’amorosa sottomissione alla tua volontà che Ella mostrò e per il doloroso martirio del cuore che per tuo amore seppe accettare, degnati di manifestare in Lei la potenza del tuo amore e la grandezza della tua misericordia e concedimi la grazia che per sua intercessione ti chiedo.

Tre Gloria.

con approvazione ecclesiastica

 

 

Programma

Sabato 16 maggio, ore 20,30

Presentazione della mostra "L'amicizia che il cuore desidera. Vita della Venerabile Nilde Guerra"

Interverranno:

S.E. Mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza - Modigliana; Don Maurizio Tagliaferro, Facoltà Teologica dell’ Emilia Romagna, Davide Bertozzi, ricercatore all’Università di Ferrara e curatore della mostra. 

Moderatore: Chiara Silvagni

 

Domenica 17 maggio, ore 17,00

Un gruppo di persone dell'associazione UNITALSI parteciperà alla recita del Rosario presso la casa di Nilde, al termine si recherà nei locali della parrocchia di S. Potito.

Martedì 19 maggio, ore 20,00

Dalla casa di Nilde partirà la processione fino alla chiesa parrocchiale di S. Potito dove sarà celebrata la S.Messa in occasione del 60° anniversario della morte di Nilde.

Presiederà la celebrazione eucaristica S. E. mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì – Bertinoro.


Sabato 23 maggio, ore 21,00

Concerto della corale "A. Corelli" di Fusignano diretta da Paola Pironi.

 

Associazione “Amici di Nilde “

Preso atto che in Diocesi è da tempo attivo un gruppo di fedeli che opera per promuovere e diffondere la conoscenza e la devozione sulla figura della venerabile Nilde Guerra, volendo favorire questo apostolato in modo compiuto, mons. Vescovo ha approvato la costituzione e lo statuto dell’Associazione “Amici di Nilde” con sede in Faenza, Piazza XI Febbraio, 10. Presidente dell’associazione è Emilia Baldini.

 

Mostra

"L'Amicizia che Il Cuore Desidera - Vita della Venerabile Nilde Guerra”

A cura dell'Associazione Amici di Nilde. Curatori: Davide Bertozzi, Chiara Silvagni, Federico Gagliardi, Michela Morelli, Antonella Mazzanti, mons. Pietro Rotondi.

La mostra ripercorre la vita di Nilde e tenta di immedesimarsi con il suo sentire, con il suo modo di essere, di vivere i rapporti e le circostanze, e con la sorgente di tutto questo: la sua amicizia con Gesù. Attraverso l'incontro con dei testimoni, la vita della Parrocchia, l'esperienza della Gioventù Femminile di Azione Cattolica e, più tardi, l'amicizia con le suore del S.Cuore e l'obbedienza alla Madre Generale e a don Parmeggiani, Nilde fa esperienza di Gesù vivo e presente e matura la certezza che Gesù si prende cura di lei e dei suoi desideri più cari, è un grande Amico che accompagna la sua vita. Nilde corrisponde a questo amore gratuito di Gesù con il dono di tutta la sua vita.

Note tecniche: 15 pannelli fronte-retro dimensione 80x110cm  (esclusa la struttura portante).

Costi: E’previsto un contributo da concordare per partecipare alle spese di realizzazione, trasporto e montaggio.

Contatti: Chiara Silvagni 3402993936; Bertozzi Davide 3297506526.

 

Un  piccolo libro per una grande donna: Nilde Guerra

Il libro “Nilde Guerra”, scritto da Suor Lea Montuschi del Monastero di Sant'Umiltà di Faenza (Elledici, Collana Testimoni), è decisamente piccolo di formato, breve (47 pagine)e  poco costoso (1,80 euro), adatto quindi ad entrare in borse e zainetti ed  essere letto e riletto per cercare di conoscere e capire la storia di una ragazza che, pur non avendo fatto niente di eccezionale nei suoi 27 anni di vita, può essere venerata, pregata e imitata.

Suor Lea ci racconta la storia di Nilde, inquadrandola innanzitutto nel luogo e nel periodo storico in cui si è svolta. Si vede così San Potito, piccola parrocchia della nostra diocesi, fra il 1922 e il 1949, e sembra di scorrere un po' di storia recente: la nevicata del 1929, il fascismo, la guerra, il fronte, il difficile dopoguerra con la diffusione del comunismo.

Nilde è una ragazza fisicamente fragile, costretta a convivere fin da piccola con la malattia (gli antibiotici non erano ancora stati inventati e le polmoniti spesso fatali), ma dal carattere forte, determinata a realizzare il proprio progetto di vita: “Io non sono fatta per gli uomini, ma per Dio”.

E' Gesù il grande amore di Nilde, ma non è l'unico: ama anche i genitori, il fratello, le sorelle, la parrocchia, l'Azione Cattolica, le sue Beneamine, le ragazze che incontra in ospedale, tutti.

Suor Lea riesce a farci provare le emozioni di una storia d'amore contrastata (vedi ad esempio il racconto dell'uscita da casa per entrare in convento),  alla cui piena realizzazione sembra opporsi tutto: la famiglia, la salute, le rigide regole dell'ammissione al convento.

Nilde soffre soprattutto  perchè i suoi familiari sono lontani da Dio. Così infatti Nilde scrive al fratello: “Perchè come io soffro quando sono a casa sentendovi bestemmiare e insultare Colui che è la mia vita, la mia gioia, così soffrirei ugualmente da morta.”

Nilde ama e soffre, ama anche nella sofferenza, quando sarebbe più facile concentrare l'attenzione su di sé, sul proprio dolore, e offre la sua sofferenza per amore, offre la sua vita per il bene degli uomini.

La storia ha un lieto fine. Come Nilde aveva previsto, l'Amore vince: “Noi dobbiamo avere la certezza che il bene trionferà, fiorisca anche solo sulla nostra  tomba.”

E' una storia bella, da diffondere, da far conoscere anche ai giovani, perché Nilde ci dice che, se ci fidiamo di Dio, possiamo vivere con amore tutte le situazioni in cui la vita ci pone, anche quelle difficili, e possiamo avvicinare a Lui le persone che amiamo, perché possano essere felici.

Gabriella Reggi

 

Mons. Pietro Rotondi, il primo degli “Amici di Nilde”

Una mostra, un nuovo libro, presentazioni multimediali, il bollettino “Amici di Nilde” a colori, un fumetto, l’associazione voluta dal Vescovo.

Chissà come sarebbe contento mons. Pietro Rotondi (1924 – 2007) che ha curato con passione per molti anni tutte le iniziative per tener viva in Diocesi la conoscenza e la memoria di Nilde Guerra, che ne ha seguito la causa di beatificazione e canonizzazione,  redigendo il Bollettino “Amici di Nilde” e animando la celebrazione anniversaria del 19 maggio a S. Potito!

Chissà come avrebbe gioito alla notizia dell’emanazione del decreto sulle virtù eroiche (1 giugno 2007) avvenuta a poco più di un mese dalla sua morte (21 aprile 2007) quando ancora si stava impegnando come consulente per l’allestimento della mostra che a giorni sarà inaugurata.

Chissà come sarà contento in cielo assieme a Nilde, lui così colto, capace ma, allo stesso tempo così riservato e umile da ben rappresentare il “servo inutile” evangelico.

Mentre fervono i preparativi per celebrare i 60 anni della morte di Nilde, mons. Rotondi è la persona più citata da tutti noi che in qualche modo stiamo lavorando perché l’appuntamento possa portare copiosi frutti spirituali.

Avvertiamo la sua eredità, il suo slancio pastorale e, in qualche modo, ci sentiamo frutti di quei semi che lui ha piantato in tutti questi anni attraverso il suo lavoro.

Chissà se saremo degni di una simile eredità!

Per ora ti diciamo grazie, “don Pietro”. Grazie per quanto hai fatto sulla terra e per quanto farai dal cielo.

 

Materiale audiovisivo

Sono stati predisposti due power point: La Nilde sarà quello che vorrà il Signore” per ragazzi - adulti, presenta la vita e la spiritualità della venerabile Nilde Guerra.“I preti di Nilde” presenta il ruolo avuto dai sacerdoti più vicini a Nilde nel discernere e orientare la sua vocazione.

 

Incontri

Michele Tarlazzi e la nipote di Nilde Guerra, Maria Teresa Contarini, sono a disposizione per incontri nelle parrocchie. Con l’ausilio del power point La Nilde sarà quello che vorrà il Signore” presenteranno, in modo semplice e adatto a tutte le età, la figura di Nilde. Durata della presentazione 60 minuti.

Informazioni contattare Michele Tarlazzi: 3391084970; micheletarlazzi@libero.it.

 

Fumetto

Sul settimanale diocesano “Il Piccolo” usciranno strisce a fumetto, ritagliabili e utilizzabili per presentare Nilde ai più piccoli, a cura di Tommaso Martines.

Informazioni e copie de “Il Piccolo” 0546 22608 ; ilpiccolo@mbox.dinamica.it

 

Immaginette, libri

Curia Diocesi Faenza – Modigliana 0546 21642; Don Giovanni Samorì  (parroco di S. Potito) 0545 25316

Maria Teresa Contarini  0545 34195; Azione Cattolica (Faenza) 0546 22709; Ancelle S. Cuore di Gesù Agonizzante (Lugo) 0545 22572; Unità pastorale “Venerabile Nilde Guerra”: Don Renzo Tarlazzi (arciprete di S. Agata sul Santerno) 0545 45109

 

Visite alla casa di Nilde

Coloro che desiderassero visitare la casa nella quale sono conservati i ricordi di Nilde Guerra, ubicata in via Storta 13 a S. Potito (frazione di Lugo), possono contattare la nipote Maria Teresa Contarini (0545 34195).

 

Per le vostre offerte

Il numero di c.c.p “Amici di Nilde” –  Curia diocesana, piazza XI febbraio,
10 Faenza è 96115639.

 

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venerdì, maggio 01, 2009
Mi dicono: se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà. Ed io rispondo: se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà.
(Jibran Khalil Jibran)
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